« Il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre, ma nell’avere nuovi occhi »
Marcel Proust
L' itinerario di questa settimana
Ispica, lì 08/03/2010
Un itinerario naturalistico alla scoperta delle riserve naturali della Provincia di Ragusa
La Provincia di Ragusa, nell’ambito del patrimonio naturalistico protetto, ospita due note riserve naturali: la Riserva Naturale Specie Biologica "Macchia foresta del fiume Irminio" e la Riserva Naturale Orientata "Pino d'Aleppo". La R.N.S.B. Macchia foresta del fiume Irminio, istituita nel 1985, dall'Asserorato Regionale Territorio e Ambiente, è situata nel territorio dei comuni di Ragusa e Scicli. Essa comprende la foce del fiume Irminio, il fiume più lungo della provincia, che sviluppa un percorso, a carattere quasi torrentizio, di circa 55 chilometri. L’Irminio nasce alle falde del Monte Lauro, antico vulcano oramai inattivo dell'altipiano ibleo, e sfocia nel Mar Mediterraneo, in località Torre Giardinelli tra Marina di Ragusa e Donnalucata, nella costa sud della Sicilia, creando lungo il suo percorso, grazie ad una diga, il Lago Santa Rosalia, bacino lacustre artificiale. Da fonti storiche è noto che la foce del fiume Irminio, già in epoca greco arcaica, è probabile che rappresentasse un punto di attracco e di scambio, come è testimoniato dai rinvenimenti dell'insediamento greco arcaico del "Maestro", situato sulla collinetta posta a sinistra della foce guardando il mare. Riprendendo la descrizione del territorio della "macchia-foresta”, esso è costituito da una zona costiera che si affaccia sul Mar Mediterraneo con coste sabbiose, ma anche con falesie strapiombanti in mare. Le dune mobili, spostate dai venti, danno al territorio un aspetto variabile nel tempo. Il retroduna era occupato, fino alla fine dell'ottocento, da acquitrini e pantani costieri che andavano da Marina di Ragusa a Plaja grande. Oggi la palude non esiste e tali aree, all’inizio del ‘900, vennero bonificate sia perché considerate malsane a causa della malaria trasmessa dalla zanzare che in esse prosperavano, sia per recuperare terreni all'agricoltura, che presentano un'elevata produttività essendo gli acquitrini ricchi di elementi nutrienti. Fino a poco tempo fa, infatti, le aree pianeggianti del retroduna venivano coltivate. Attualmente, sono per la maggior parte incolte, e in alcune zone si sta assistendo all'evoluzione della vegetazione ruderale con un arricchimento in specie tipiche della macchia, come ad esempio: lentisco, calcatreppola, giglio di mare, salsola, ravastrello, efedra, ginepro. Lungo le rive dell’Irminio, le piante più presenti sono il pioppo ed il salice oltre che a qualche eucaliptus. Le piccole falesie degradanti verso il mare sono popolate da agave, palma nana e timo. La fauna è costituita, per la maggior parte, da uccelli migratori che usano la riserva come area di sosta durante la migrazione dall'Africa al nord Europa e viceversa. Merita infine una menzione la presenza della nutria, specie introdotta. La R. N.O. Pino d'Aleppo, è stata istituita nel 1990, dall'Assessorato Regionale Territorio e Ambiente, con lo scopo "di salvaguardare le formazioni residue autoctone di Pinus halepensis e di ricostituire la pineta nelle aree a gariga degradata per azione dell'uomo". La riserva ricade nei territori comunali di Vittoria, Comiso e Ragusa ed ha una estensione di circa 3000 ettari tra area di riserva (zona A) e area di preriserva (zona B). Comprende la parte finale del fiume Ippari, nella Piana di Vittoria, al limite sud occidentale dell'altipiano ibleo. Il fiume Ippari scorre per circa 20 chilometri in una splendida valle i cui versanti in passato erano ricoperti da boschi molto fitti. E' formato dalle acque di tre fonti, che emergono una a nord-est di Vittoria, l'altra sotto Chiaramonte dalle antiche fonti di Cifali e Favarotta, e infine nella Fonte Diana nella piazza di Comiso. Ippari era il dio dei cavalli e ad esso venne dedicato il fiume nella cui valle pare che fossero presenti numerosi allevamenti. In passato, è molto probabile che al fiume dovessero essere affidati i tronchi degli alberi tagliati dai boschi localizzati lungo le sue sponde, che la corrente trascinava verso la foce sino alle acque calme della palude posta in vicinanza della foce. Infatti, a monte del cordone dunale posto tra il promontorio di Camarina e gli scogli di Scoglitti è esistita la Palude di Camarina (Camarina Palus), originata dalle gigantesca ostruzione formata da barre dunali (limne) di sabbia accumulata dal vento fra i due versanti della valle dell'Ippari, proprio prima che il fiume raggiungesse il mare. In seguito a una pestilenza intorno al 265 a.C., i coloni greci pensarono di prosciugare la palude e chiesero il responso all'oracolo di Delfi. La Pizia sconsigliò la bonifica; i camarinesi non ne tennero conto e prosciugarono la palude. Per quanto riguarda la vegetazione presente in questo territorio, La riserva ospita quella che può essere considerato l'ultimo insediamento di Pinus halepensis allo stato spontaneo in Sicilia. Altre specie arboree presenti sono l'olivastro ed il carrubo. Il sottobosco è rappresentato da specie tipiche della macchia mediterranea quali il lentisco, l'ilatro, la palma nana, il rosmarino, il timo ecc. Nella fascia costiera della riserva vegetano la quercia spinosail ginepro rossoe la ginestra bianca. Lungo le rive del fiume è presente la tipica vegetazione ripariale dei fiumi costituita da pioppi e salici. Tra i mammiferi presenti nella riserva vanno segnalati la donnola la volpe, il coniglio, la lepre, il riccio, nonché varie specie di pipistrelli. Vi è poi una ricca varietà di uccelli quali il cardellino, il verzellino, il merlo, l 'upupa. Tra i rettili, numerose specie di serpenti, ramarri e qualche raro esemplare di tartaruga. Merita, infine, una menzione la presenza del granchio di fiume. Un patrimonio naturalistico e paesaggistico, quello presente nel territorio ibleo, dalle innumerevoli risorse che meritano di essere salvaguardare, protette e valorizzate.